Il disastro Vajont

La previsione di Tina Merlin sul Vajont,

La storia.

Il Vajont, è il torrente che scorre tra i due borghi di Erto e Casso in Friuli Venezia Giulia. A partire dal dopoguerra, fu ideato il progetto idraulico della costruzione di una diga idroelettrica per favorire alle comunità limitrofe della zona, l’energia rinnovabile.

La diga chiamata “Vajont” appunto, fu costruita tra il 1958 e il 1961. All’epoca la diga era la piu’ alta del mondo, misurava di circa 260 metri di altezza.

Attraverso un sistema complesso di condotte in caverna, venne creata la “rete idraulica Maè, Vajont e Boite”, e la diga de l Vajont, avrebbe funzionato tutto l’anno e avrebbe portato alla comunità destinata alla migrazione a rimanere in terra natìa partecipando alla costruzione.

La Problematica:

sebbene numerosi studi geologici, la diga fu impermeabilizzata per via della natura molto calcarea. Il monte Toc al tempo generava dei crolli, e fu ignorato il problema da parte degli studiosi e i progettisti della SADE (Società Adriatica Di Elettricità). Inoltre, rispetto al progetto originario, la diga fu fatta innalzare tra le pareti della Valle ai 720 metri circa in toto.

I primi crolli del monte Toc difatti, accaddero il 22 marzo del’59 durante la costruzione della diga, accadde la famosa “Frana di Pontesei” in cui si riversarono circa 3 milioni di metri cubi di roccia sul Lago Pontesei, precipitando ad un altezza di 500 metri, colmando parzialmente il lago e generando un onda che scavalcò la diga e causò la morte di A.Tiziani un operaio,  che era dedito alla costruzione della centrale elettrica, il ci corpo non fu mai trovato.

Nel bellunese, precisamente a Longarone, questo fatto causò molta preoccupazione dalla comunità, era l’anticipazione del grande disastro.

L’anno dopo 1960 durante il periodo di collaudo, circa 800 mila metri cubi di roccia, scivolarono nel bacino del Vajont. La gente delle frazioni e dei borghi di Erto e Casso, scissero in due opinioni. C’era chi era favore della costruzione della diga, e che grazie alla SADE, avrebbe portato lavoro, soldi e progresso alla comunità, ma c’erano anche opinioni di contro e la giornalista dell’Unità Tina Merlin, dava voce alla denuncia degli abitanti, ma fu ignorata sia perchè donna, sia perchè le sue idee andavano a favore del popolo e contro la SADE, considerata un personaggio scomodo.

Ma la Merlin, due anni prima del 1963 aveva già annunciato nel 1961 che il crollo della parte nord di monte Toc – in friulano “Patoc” che significa “marcio/fradicio” – che se fosse franato, avrebbe causato enormi danni. Ma non l’ascoltarono o fecero finta di non ascoltarla.

Risultati immagini per giornalista dell'unità vajont

Fonte della foto: www.senzatregua.it/2013/10/10/tina-merlin-sulla-tragedia-del-vajont/

Leggi il Saggio di Tina Merlin“Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont” uscito nel 1983.

La notte del disastro: 9 ottobre 1963 ore 22:39

Quella notte, oltre 270 milioni di metri cubi di roccia e detriti si staccarono dalla costa di monte toc generando un violentissimo terremoto, non solo, si generarono tre onde grandissime:

  1. una si diresse verso lo stacco del toc, verso l’alto
  2. una seconda, andò a colpire tutte le frazioni di Erto e Casso (S.Martino, Pineda, Forcai e Val del Pont) cancellandole del tutto.
  3. la terza, costituita da ben 50 milioni di metri cubi di acqua e consistenti detriti, con una potenza tale di 100 km/h, scavalcò l’intera muraglia della diga artificiale del Vajont, giungendo sino al Piave che si ingrassò, e distruggendo l’intero paese meridionale  di Longarone. Si salvarono solo il Municipo e le case vicine perchè erano poste a nord.

L’indomani della tragedia:

I vigili del Fuoco, la Croce rossa dei paesi limitrofi dovettero attendere l’indomani del 10 ottobre per giungere nei luoghi colpiti, a causa dell’impossibilità di raggiungere per via di enormi quantitativi di acqua e detriti.

Si stimano circa 1910 vite scomparse, tra cui: 487 bambini inferiori a 15 anni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo il disastro, ilMinistero dei Lavori Pubblici aprì un’ inchiesta giudiziaria per il disastro Vajont, dove i massimi dirigenti della SADE, vennero accusati di omicidio colposo plurimo.

Risultato?

La diga non entrò mai in funzione. Oggi, l’intero edificio è proprietà di ENEL ma del tutto in disuso.


Dal 2007 la diga è aperta al pubblico, si passa attraverso il coronamento superiore PER NON DIMENTICARE. Si effettuano in determinati giorni e su prenotazione anche delle  visite guidate.
E’ molto toccante immaginare cosa sia successo, vedere dall’alto la frana, lo stacco del Toc, i detrti riversati sul bacino.

 

 

 

 

 

 

Sebbene oggi si stia cercando di valorizzare il vecchio borgo cercando di ripristinare una nuova realtà.

Noi abbiamo avuto l’opportunità di pernottare in una di queste casette in pietra ertana, presso l’Albergo diffuso Alloggi De Lorenzi, tante altre case sono in ristrutturazione per ospitare locande, bar, bed and breakfast e altre attrattive turistiche.
In questo video Mauro Corona racconta quella notte. La testimonianza del Vajont, buona visione!

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