Messina e dintorni

Messina e provincia

La città metropolitana di Messina, città italiana, nonché capoluogo dell’omonima provincia di Sicilia, conta circa 240 mila abitanti e si trova nell’estrema punta nordorientale della Sicilia, precisamente a Capo Peloro, detto anche punta del Faro. Esso, si costituisce da una lingua bassa e sabbiosa che collega la parte sud della Calabria, terminando nella località di Cariddi.

La mitologia greca narra che:

[…] presso l’attuale città di Reggio Calabria, viveva una bellissima ninfa chiamata Scilla, figlia di Tifone ed Echidna. Scilla, era solita recarsi presso gli scogli di Zancle, per passeggiare a piedi nudi sulla spiaggia e fare il bagno nelle acque limpide del mar Tirreno. Una sera, mentre era sdraiata sulla sabbia, sentì un rumore provenire dal mare e notò un’onda dirigersi verso di lei. Impietrita dalla paura, vide apparire dai flutti un essere metà uomo e metà pesce dal corpo azzurro con il volto incorniciato da una folta barba verde e i capelli, lunghi sino alle spalle, pieni di frammenti di alghe.

glauco e scilliEra Glauco, un dio marino che un tempo era stato un pescatore, ma che un prodigio lo aveva trasformato in un essere di natura divina. Scilla, terrorizzata, si rifugiò sulla vetta del Monte Peloro, ma Glauco se ne innamorò subito iniziando a urlarle il suo amore e a raccontarle la sua drammatica storia. Un tempo Glauco era un pescatore di Antedone, un giorno dopo aver disteso le reti ad asciugare su un prato adiacente alla spiaggia, aveva allineato i pesci sull’erba per contarli quando, appena furono a contatto con l’erba, iniziarono a muoversi, si allinearono in branco facendo ritorno al mare. Glauco, esterrefatto da tale prodigio, non sapeva se pensare a un miracolo o a uno strano capriccio di un dio, ma scartò subito quest’ultima idea e pensò che il fenomeno dipendesse dall’erba. Così provò a ingoiarne qualche filo, ma non appena la ingoiò, ad un tratto si trasformò in un essere attratto irresistibilmente dall’acqua.Gli dei del mare lo accolsero benevolmente, e pregarono Oceano e Teti affinché venisse trasmormato in un essere divino. Accolta la loro preghiera, Glauco fu trasformato dal torace in un dio e dalla vita in giù in un pesce.

Ecco come Ovidio (Metamorfosi, XIII, 924 e sgg) narra l’episodio:

Era un bel prato lì presso la spiaggia, cui parte copriva
L’onda del mare, cingevano parte le tenere erbette,
Che le giovenche cornute non morsero lè quiete
Pecore mai non brucarono nè mai l’irsute caprette.
…Per primo
Sopra quel cespo sedetti seccando le madide nasse;
E, per contarli, sul prato disposi con ordine i pesci
(…)
Tutti quei pesci cominciarono a muoversi al tocco dell’erba,
Guizzano e saltano in terra così come fossero in mare.
Mentre mi indugio e stupisco, lo stuolo di tutti quei pesci
Gittasi dentro nell’onde native e me lascia e la spiaggia.
(…)
Mi meraviglio, rimango perplesso, ne cerco la causa,
se qualche nume abbia fatto il miracolo o il succo dell’erba.
Ma qual’è l’erba così portentosa? Ne velsi un pugnetto
Con una mano e la morsi coi denti. Ma come la gola
Ebbe inghiottito l’incognito succo, sentii trepidarmi
Tosto i precordi e nel petto l’amore di un altro elemento.
Poco potei rimanere sul lido e sclamai: – Vale, terra,
Dove non ritornerò! – e m’immersi col corpo nell’onde.
Gli dei marini degnarsi d’accogliermi come compagno;
Pregar l’Oceano e Teti di tormi la parte mortale.

(…)
Quando rinvenni trovai che del tutto non ero più quello
c’ero già stato pel corpo e che l’animo aveno diverso.
Di verde cupo mi vidi la barba allor tinta la prima
Volta ed i lunghi capelli che strascico sul vasto mare;
Vidi le braccia cerulee e gli omeri fatti stragrandi
E, come cosa di pesce, ricurve le gambe all’estremo.”

Scilla, dopo aver ascoltato il racconto di Glauco, noncurante del suo dolore, andò via lasciandolo solo e disperato. Allora Glauco, si recò presso la maga Circe sull’isola di Eea sperando che potesse fare un sortilegio per far innamorare Scilla di lui. Circe, dopo aver ascoltato Glauc, lo ammonì duramente e gli propose di unirsi a lei. Ma Glauco rifiutandosi duramente, causò la vendetta di Circe. Non appena Glauco se ne andò, Circe si accinse a preparare un filtro magico e si recò presso la spiaggia di Zancle, dove Scilla era solita recarsi. Versò il filtro nel mare e ritornò alla sua dimora. Quando Scilla arrivò, accaldata dalla grande afa della giornata, decise di immergersi nelle acque limpide. Ma, dopo essersi bagnata, vide intorno a se mostruose teste di cane, rabbiose e ringhianti. Spaventata cercò di scacciarle ma, una volta fuori dall’acqua, si accorse che quei musi erano attaccati alle sue gambe tramite un lungo collo serpentino. Si rese allora conto che sino alle anche era ancora una ninfa ma dalle anche in giù spuntavano sei teste feroci di cane, ognuna con tre file di denti aguzzi.

Foto Maga Circe (in basso).

maga circeSecondo Virgilio, Scilla fu trasformata in un essere che dal petto in su aveva sembianze di donna mentre dal petto in giù aveva sembianze di lupo e di pesce. Virgilio Virgilio dell’Eneide (III, 681-689) narra:

Scilla dentro a le sue buie caverne
Stassene insidiando; e con le bocche
De’ suoi mostri voraci, che distese
Tien mai sempre ed aperte, i naviganti
Entro al suo speco a se tragge e trangugna.
Dal mezzo in su la faccia, il collo e ‘l petto
Ha di donna e di vergine; il restante
D’una pistrice, immane, che simili
A’ delfini ha le code, ai lupi il ventre.

scilla trasformataFu tale l’orrore che Scilla ebbe di se stessa, che si gettò in mare prendendo dimora in un altro scoglio. Pianse Glauco la sorte toccata a Scilla e per sempre rimase innamorato dell’immagine di grazia e dolcezza che la ninfa un tempo rappresentava. In questo scoglio vi abitava Cariddi, figlia di Poseidone e di Gea, era una Naiade ovvero una ninfa delle acque dolci con dote guaritrice e profetica, poiché si credeva, che le loro acque, avessero dei poteri curativi.  Un giorno, Cariddi rubò ad Eracle i buoi che appartenevano a Gerione, li uccise e li mangiò. Zeus per punire Cariddi, la fulminò facendola cadere in mare mutandola in un gigantesco mostro marino con la sua immensa bocca, capace di inghiottire le navi di passaggio.

Scilla e Cariddi (foto a sinistra), entrambe spaventosi mostri marini, formarono quello che le genti moderne chiamano lo “Stretto di Messina” e mentre Cariddi ingoia e rigetta tre volte al giorno l’acqua del mare creando dei giganteschi vortici, Scilla sta attenta alla vita dei naviganti e con le sue sei teste cerca di ghermire altrettanti marinai. In questo tratto infatti, a causa dell’incrocio delle correnti marine avvengono spesso dei vortici. Ma l’associazione a questi avvenimenti, veniva usata dagli abitanti per spiegare alcuni fenomeni naturali.

Un’altra leggenda, che narra le vicende che accadevano nello Stretto di Messina, è quella che viene fatta risalire alla Fata Morgana:

fata morganadurante le invasioni barbariche in agosto, mentre il cielo e il mare erano senza un alito di vento, un gruppo di conquistatori dopo avere attraversato tutta la penisola, giunsero alle rive della città di Reggio Calabria e trovandosi davanto allo Stretto di Messina, videro un maestoso monte fumante, era l’Etna. Il Re barbaro, trovandosi sprovvisto di imbarcazioni, immaginava la strada migliore per poter attraversare il mare. Ma all’improvviso gli apparve una bellissima donna che gli mostrò l’isola come se fosse davvero molto vicina alla Calabria, il Re si sporse per vedere nell’acqua e vide nitidi i monti, le spiagge, le vie di campagna e le navi nel porto come se potesse toccarli con le mani. Così ignaro dell’effetto Fata Morgana, si gettò in mare, sicuro di poter raggiungere l’isola con un paio di bracciate, ma l’incanto si ruppe e il Re affogò miseramente. Tutto infatti era un miraggio, un gioco di luce della bella e sconosciuta donna, che altri non era se non la Fata Morgana.

Chi fondò Messina, furono i Greci chiamandola “Messene o Zancle” che vuol dire “Falce”, legato proprio allaporto di messina forma del suo porto che la rendeva e la rende tutt’oggi, una città commerciale permettendo il collegamento dell’intera isola siciliana con il resto della penisola, attraverso un sistema ben sviluppato di traghetti, definendola inoltre “Porta di Sicilia“. In seguito la cittadina fu conquistata da altre civiltà, ci furono i Romani che la chiamarono “Messana”, gli Arabi che la nominarono “Messinah” e solo con i Bizantini arrivò a chiamarsi “Messina“.

Con il dominio di Federico II di Svevia, la leggenda narra la storia di Colapesce:

un certo Nicola con il diminutivo di “Cola di Messina”, figlio di un pescatore, soprannominato Colapesce per la sua abilità di muoversi in acqua.
Un giorno Colapesce, appena tornato dalle sue esplorazioni marine e dalle sue numerose immersioni, porta un tesoro. La sua fama di esploratore arriva sino alle orecchie del re e imperatore di Sicilia, Federico II , che decide di metterlo alla prova. La mattina seguente, la corte si reca con un’imbarcazione al largo, dove il re getta in acqua una coppa allo scopo di mettere alla prova Colapesce che si tuffa in acqua e sorprendendo il re, recupera la coppa. Il re incredulo, decide di gettare la sua corona in un luogo ancora più profondo, ma Colapesce non demorde e riesce nuovamente nell’impresa. L’intera corte convince il re a provare per un’ultima volta, così getta un anello in un posto ancora più profondo, ma passa il tempo e Colapesce non riemerge più.

colapesceSecondo la leggenda, una volta immerso aveva visto che la Sicilia posava su tre colonne delle quali una corrosa, ed aveva deciso di restare sott’acqua per poterla sorreggere ed evitare che l’isola sprofondasse. E secondo la leggenda, ancor oggi si trova a reggere l’isola. (Foto di Colapesce a sinistra).

 La città di Messina con gli Angioini e gli Aragonesi, divenne la capitale del Regno di Sicilia assieme a Palermo, e soprattutto una delle città del Mediterraneo più fiorenti, grazie soprattutto allo scambio commerciale via mare. La città oggi, si sviluppa lungo tutta la costa ed è quasi totalmente moderna, questo perché venne colpita in passato da violentissimi terremoti che distrussero la città.

Come ben sappiamo la Sicilia di per sé è di natura vulcanica, e si trova proprio sopra la Faglia di Messina – Giardini Naxos che separa l’Europa con il continente africano. Il primo disastroso terremoto è quello risalente al 4 febbraio del 1169 a causa del quale, il mare ritiratosi dalla spiaggia si riversò devastante  contro le mura della città superandole. Nel 1613 esattamente il 25 agosto, un altro terremoto determinò la distruzione del capoluogo siciliano e fu così devastante sia per le sue repliche che per la durata. Altro terremoto spaventoso fu quello avvertito il 29 marzo 1638, il sabato prima della domenica delle Palme alle ore 22,00. Ma i terremoti che più di tutti, danneggiarono gravemente Messina furono quelli del 1783 e del 1908.

Il 5 febbraio 1783 la terra tremò violenta e il mare sembrò sconvolto sin nei più profondi abissi. Il lavoro di tante generazioni, tutti gli incanti della natura e dell’arte furono per sempre perduti. Un’afa opprimente di polvere circondò i paesi vicini. In quell’anno, si contarono non meno di 300 scosse e fra le macerie furono rinvenuti più di 700 cadaveri.

Il terremoto del 28 dicembre 1908 , distrusse Messina dalle fondamenta uccidendo in pochi minuti ben 30.000 dei suoi cittadini e 70.000 degli abitanti della sua provincia. Le cronache narrano che erano le ore 5,21 del mattino, l’aria era ferma e stagnante, a dispetto della stagione invernale non c’era freddo, quando ad un tratto un rombo spaventoso, la terra cominciò a tremare rovinosamente, dall’assordante fragore delle case che crollavano si aggiungeva il gemito del mare impazzito che si infrangeva alto contro la costa. Le urla disperate della gente, colte nel sonno, echeggiavano in ogni parte della città e il cielo brillava di una luce funerea. Messina diventò un ammasso di macerie. Accadde però che in questo estremo lembo d’Italia, fu portato un messaggio di speranza e una concreta dimostrazione di soccorso e solidarietà dalle navi russe con la corazzata Makarov, di quelle inglesi con la corazzata Sutlej che per prime giunsero in città. Il  coraggio di quella flotta russa è ricordato ancora oggi in una lapide affissa sulla facciata del Palazzo Comunale. Le cronache narrano che la mattina del 30 dicembre, giunse in città anche il Re Vittorio Emanuele III insieme alla moglie, la Regina  Elena nella quale (i messinesi eressero una statua per omaggiare la sua grande umanità), la statua è visibile in Via Largo Seggiola. Le nazioni che si mobilizzarono per aiutare Messina, furono tante, alcune delle quali oggi, delimitano alcuni quartieri come: Villaggio Svizzero, Ponte Americano e Quartiere Lombardo. Da qui in poi, Messina fu ricostruita seguendo le leggi antisismiche: strade larghe e palazzi bassi.

I comuni circondari della città di Messina sono (in ordine alfabetico):

  • Acquedolci
  • Alcara Li Fusi
  • Alì Terme
  • Antillo
  • Barcellona Pozzo di Gotto
  • Basicò
  • Brolo
  • Capizzi
  • Capo d’Orlando
  • Capri Leone
  • Caronia
  • Casalvecchio Siculo
  • Castel di Lucio
  • Castell’Umberto
  • Castelmola
  • Castroreale
  • Cesarò
  • Condrò
  • Falcone
  • Ficarra
  • Fiumedinisi
  • Floresta
  • Fondachelli-Fantina
  • Forza d’Agrò
  • Francavilla di Sicilia
  • Frazzanò
  • Furci Siculo
  • Furnari
  • Gaggi
  • Galati Mamertino
  • Gallodoro
  • Giardini-Naxos (la prima colonia greca)
  • Gioiosa Marea
  • Graniti
  • Gualtieri
  • Sicaminò
  • Itala
  • Leni
  • Letojanni
  • Librizzi
  • Limina
  • Longi
  • Malfa
  • Malvagna
  • Mandanici
  • Mazzarrà Sant’Andrea
  • Merì
  • Milazzo
  • Militello Rosmarino
  • Mirto punto di riferimento negli anni ‘700-‘800 per l’importante produzione e lavorazione dei tessuti abiti importati da Francia e Inghilterra che venivano lavorati e rivisti secondo uno “stile siciliano” e rivenduti all’estero.
  • Mistretta
  • Mojo Alcantara piccolo villaggio che prende il nome dal piu’ lontano cratere “Mojo” appunto, formatosi durante una eruzione dell’ Etna .
  • Monforte San Giorgio
  • Mongiuffi Melia
  • Montagnareale
  • Montalbano Elicona
  • Motta Camastra
  • Motta d’Affermo
  • Naso
  • Nizza di Sicilia
  • Novara di Sicilia
  • Oliveri
  • Pace del Mela
  • Pagliara
  • Patti
  • Pettineo
  • Piraino
  • Raccuja
  • Reitano
  • Roccafiorita
  • Roccalumera
  • Roccavaldina
  • Roccella
  • Rodì Milici
  • Rometta
  • San Filippo del Mela
  • San Fratello
  • San Marco d’Alunzio
  • San Pier Niceto
  • San Piero Patti
  • San Salvatore di Fitalia
  • San Teodoro
  • Sant’Agata di Militello
  • Sant’Alessio Siculo
  • Sant’Angelo di Brolo
  • Santa Domenica Vittoria
  • Santa Lucia del Mela
  • Santa Marina Salina
  • Santa Teresa di Riva
  • Santo Stefano di Camastra
  • Saponara
  • Savoca piccolo borgo Medioevale, deve la sua fama al film di “Il Padrino” di Francis Ford Coppola, attrazione turistica numero uno diventa il bar Vitelli e la la chiesa di S. Nicolò.
  • Scaletta Zanclea
  • Sinagra
  • Spadafora
  • Taormina città greco-romana, e le due frazioni: Trappitello (zona industriale e commerciale) e Mazzeo (zona mare/spiaggia)
  • Terme Vigliatore
  • Torregrotta
  • Torrenova
  • Tortorici
  • Tripi
  • Tusa piccolo villaggio marinaro, famoso oltre che per le sue bellezze naturali, anche per l’ Albergo-Museo d’Arte “Atelier sul Mare” di A.Presti
  • Ucria
  • Valdina
  • Venetico
  • Villafranca Tirrena.

sono in provincia di Messina anche Isole Eolie, che dal 2000 sono parte del Patrimonio dell’Umanità (UNESCO), di seguito:

  • Lipari
  • Salina,con lo Scoglio Faraglione.
  • Vulcano, all’estremità Sud dell’arcipelago
  • Stromboli, con l’isolotto di Strombolicchio, all’estremità nord-est dell’arcipelago
  • Filicudi
  • Alicudi, all’estremità ovest dell’arcipelago
  • Panarea, con gli isolotti di Basiluzzo, Dattilo e Lisca Bianca.

Per quanta riguarda il Folklore e le feste tradizionali, ogni anno, il 13 ed il 14 agosto, ha luogo la Cavalcata dei giganti”, nella quale  viene rappresentata la visita della città attraverso due gigantesche statue a cavallo, raffiguranti: il moro Grifone e Mata,

la fondatrice della città. Il giorno dopo invece, in occasione della celebrazione della Festa dell’Assunta, viene trasportato da piu’ di mille persone e sempre in giro per la città un grande carro trionfale avente delle figure di cartapesta. Oggi il carro ha assunto un significato religioso.

Nel Museo Regionale di Messina, si possono ammirare due delle ultime opere di Caravaggio. Il pittore infatti, sbarcò nella cittadina dopo essersi rifugiato a Malta per aver ucciso, in una rissa scoppiata a Roma nel 1606. A Malta Caravaggio tento svariate volte di implorare il perdono papale, ma aspettò invano. Le due opere che vennero realizzate dal pittore, riassumono lo stato d’animo dell’artista, provato dalla sua esistenza ricca di eventi, dalle forze ormai allo stremo e proiettato verso l’idea della morte.Dipinse l’Adorazione dei Pastori e la Resurrezione di Lazzaro, entrambe caratterizzate dall’immagine della Croce che ritorna, formata dai corpi degli stessi personaggi raffigurati.

 

Da vedere a Messina (Architetture religiose):
Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta (il Dumo), nota per il campanile del Duomo di Messina (video).duomomessina All’interno vi trova il secondo organo più grande d’Italia, dopo quello all’interno del Duomo di Milano, e il terzo in Europa, inoltre il tesoro della Basilica è composto da una raccolta di oggetti preziosi risalenti a partire dal Medioevo in poi, per esempio, la Manta d’Oro ovvero una veste sacra con oro e argento, rubini e diamanti, zaffiri e altre pietre preziose, utilizzata per coprire le immagini sacre solo durante le grandi feste. Il  Braccio reliquiario di San Marciano, primo vescovo di Siracusa, Reliquiario di San Placido, risalente al 1500 in argento massiccio, Reliquiario del Sacro Capello di Maria del 1300 contenente il capello con il quale, secondo la tradizione, la Madonna legò il rotolo della Lettera inviata ai messinesi, Reliquiario di San Nicola, Reliquiario di San Paolo, in argento risalente al 1600, Calice d’argento dorato, dono dell’Arcivescovo mons. Filippo Crispo e Pigna in cristallo di rocca, lampada d’epoca araba che serviva da consenitore per le reliquie della Madonna nelle processioni.– Chiesa della Santissima Annunziata deiCatalani, in stile arabo-bizantine. Si trova in via Cesare Battisti, di fronte a piazza Lepanto. Maria_Santissima_Annunziata_dei_Catalani
– Basilica Santuario di Sant’Antonio di Padova che custodisce le spoglie di Sant’Annibale Maria Di Francia. Si trova in via Cesare Battisti, all’incrocio con via Santa Cecilia, presbitero italiano fondatore dei Rogazionisti del Cuore di Gesù, nominato Santo da Papa Giovanni Paolo II nel 2004.– Sacrario di Cristo Re, possiede la “Campana di Cristo Re” posta in cima alla torre ottagonale (XII secolo) del santuario. Venne inaugurata nel 1934 e ha un diametro di 2,66 m, pesa oltre 13 tonnellate ed è la terza campana d’Italia per grandezza. Si trova sul viale Principe Umberto.
– Santuario della Madonna di Montalto si trova in via Dina e Clarenza e offre un bellissimo panorama della città.– Chiesa di San Giovanni di Malta si trova nell’omonima via e le sue origini risalgono al 535 d.C., quando San Benedetto da Norcia mandò a Messina il giovane monaco Placido per costruire il primo monastero benedettino di Sicilia.– Chiesa di Santa Maria della Valle detta pure “Baddiazza”, era una chiesa-fortezza di epoca normanna e si trova nell’alta valle della frazione di Ritiro.
– Chiesa di Santa Maria Alemanna fondata dai Cavalieri Teutonici, ordine voluto a Messina da Federico II di Svevia, risale al XIII secolo. Si tratta d’un esempio di architettura gotica siciliana.
Da vedere a Messina (Architetture civili)
 Galleria Vittorio Emanuele III nota per l’utilizzo, nella sua costruzione, del ferro d’ispirazione settecentesca, ha sede sulla via Cavour ed è delimitata da grandi edifici pubblici nella Piazza Antonello come: il Palazzo delle Poste e Telegrafi oggi una delle sedi decentrate dell’Università di Messina,  il Palazzo della Provincia e il Palazzo Zanza, oggi Municipio della città. E il Palazzo Piacentini sito in piazza Maurolico che si compone dalla pietra, di caldo colore giallo-ocra, la stessa adoperata anticamente per i templi di Selinunte e di Agrigento, mentre in marmo di Cinisi appartengono alcune parti ornamentali. 
– Stazione Ferroviaria costruita e inaugurata il 28 ottobre 1939 per volere di Benito Mussolini, di stile razionalista, composta da pietra lavica, la pietra di Siracusa e la pietra rossa di Taormina.
– Palazzo del Banco della Sicilia costituita da una struttura rinascimentale affiancato da colonne tuscaniche e sovrastato da un balcone. All’interno dell’edificio, suggestiva è la “sala degli sportelli”, ove si ammira lo stile floreale, fu costruita nel 1926.
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Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Messina#Altri_monumenti-http://www.mapsism.com/Faglie,http://www.granmirci.it/terremoti.htm-http://www.elicriso.it/it/mitologia_ambiente/scilla_cariddi/-http://www.minniti.info/main/php/0302.php-http://www.cifcasteltermini.it/Rubriche/RicetteTipiche/Colapesce.htm-http://images.nikla.net/index.php/Mitologia/GlaucoeScilla-Spranger-http://www.furcisiculo.net/index.php?id=1321-

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