Nicolosi, la porta dell’Etna

Nicolosi, la porta dell’Etna.

Con questa piccola guida sul Comune di Nicolosi,  ETNAexcursionSICILY si prefigge lo scopo di informare il futuro viaggiatore sulla storia, la cultura paesaggistica e artistico-culturale del piccolo borgo etneo situato ai piedi dell’Etna.

Nicolosi – Stemma

Nicolosi, deve probabilmente il suo nome all’ubicazione, del Monastero benedettino di San Nicola (1359), ubicato nel già esistente ospizio –  XII secolo – denominato in quel tempo hospitalem che serviva per curare i monaci infermi e che aveva ospitato nel 1341 la regina Eleonora d’Angiò che morì il 9 agosto dello stesso anno. Prima della conquista normanna (1061-1091) il territorio, era prettamente una zona boschiva, e solo in seguito sorsero i primi insediamenti urbanistici.

Risultati immagini per ruggero IRuggero I fu il primo Conte di Sicilia normanno, che dopo aver tolto il dominio agli Arabi, conquistò la Sicilia e divise il territorio in feudi affidandoli in custodia sia ai soldati, che lo avevano sostenuto nell’impresa, sia alla Chiesa ed in modo particolare all’Ordine dei Benedettini. In questo modo egli ed i suoi successori poterono sfruttare, grazie all’agricoltura il territorio e, nello stesso tempo, poterono controllare l’economia di tutta l’isola.

Nel 1092 la città di Catania venne affidata all‘abate bretone Angerio da Sant’Eufemia, mentre La parte del territorio etneo, fu affidata alla custodia e alla baronia di un certo Letho. Così, le pendici dell’Etna cominciarono a popolarsi di tanti monasteri, come quello di S. Maria la Scala, di S. Maria di Novaluce,  di S. Maria di Licodia e di S. Maria di Maniace, e  di S. Leone di Pannacchio. Quest’ultimo, fu il primo ad essere costruito nel 1136 per volontà di Enrico del Vasto, conte di Policastro e principe di Paternò che sposò la figlia di Ruggero I, Flandina d’Altavilla.

Risultati immagini per ferdinando II d'aragonaLa dominazione spagnola vi fu Intorno al 1359 quando Marziale, il vescovo di Catania firmò il documento chiamato “Privilegio di Marziale” stabilendo che era stata volontà di Federico II d’Aragona a stabilire che presso la sede del Monastero di S.Nicolò, si costruisse un edificio dipendente come quello di S.Leone e S.M. di Licodia.

Dopo la sua costruzione, il monastero divenne a poco a poco piu’ ricco e imponente diventando sede abbaziale, e si rese necessaria una concentrazione piu’ stabile di personale, infatti vi furono edificate molte abitazioni e attorno al Monastero sorsero dei quartieri: il meridionale denominato la Guardia, il settentrionale chiamato Piano e il centrale soprannominato della Chiesa.

Grazie al prestigio che diedero i monaci benedettini al piccolo borgo e, nonostante le frequenti eruzioni laviche che lo minacciavano, i monaci documentarono quanto piu’ possibile le  visite di personaggi illustri come la regina Eleonora (1358-1382) moglie di Federico II di Aragona, ed in seguito della regina Bianca di Navarra, vicaria del Regno di Sicilia che diede un enorme contributo alla piccola popolazione, quello di tenerla unita duranti l’eruzione del 1408. Piu’ tardi, nel 1447 il borgo divenne feudo del principe di Paternò che lo amministrava per mezzo dei suoi procuratori residenti a Malpasso, oggi Belpasso.

I secoli avvenire per il piccolo borgo e per le zone adiacenti crearono distruzione e gran disagio. Da ricordare, l’eruzione vulcanica del marzo del 1536 che seppellì il monastero di S.Leone. Oggi è rimasto solo il nome delle contrade: terre di Santu Liu.

Anche il monastero di San Nicolò fu danneggiato e i monaci per ricordare l’accaduto affissero una lapide, sulla quale si legge: Ai 20 di marzo exit lo foco di la Muntagna. Qualche anno piu’ tardi, ulteriori eruzioni e saccheggi da parte dei briganti costrinsero i monaci ad abbandonare il monastero e nel 1558 ottennero dai loro superiori di Montecassino il permesso di edificare un omonimo monastero nella città di Catania, abbandonando quello del borgo di Nicolosi.

Il monastero dei Benedettini edificato nel XIV secolo d.C., si trova a Catania in Piazza Dante e oltre ad essere sede di arte e cultura anche all’aperto con possibilità di visite guidate, è anche sede del Dipartimento di Scienze Umanistiche con vari corsi di laurea.

Nel 1601 il borgo di Nicolosi ottenne comunque la dignità sacramentale da Mompilieri, e gli abitanti che nel frattempo si erano trasferiti in una zona piu’ bassa edificarono una chiesetta dedicata all’Immacolata che ben presto fu distrutta dalla famosa eruzione del 1669. Oggi le rovine della chiesetta si trovano sotto gli edifici all’incrocio tra via Martiri d’Ungheria e via Catania.

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L’eruzione del 1669 fu una delle piu’ disastrose che arrivò sino alla città di Catania, ebbe inizio l’8 marzo con terremoti continui, prima lievi poi via via sempre più forti e le zone sismiche di maggior interesse furono quelle del borgo di Nicolosi, Pedara, Trecastagni, e Malpasso. La lava fuoriuscì da due monti gemelli che oggi, si vedono all’entrata di Nicolosi dalla parte ovest e sulla destra della carreggiata, i “Monti della Ruina” soprannominati dalla popolazione ma che oggi sono invece chiamati Monti Rossi. La lava che ne uscì coprì l’intero borgo di Nicolosi e si estinse solo qualche mese piu’ tardi, l’11 luglio 1669 formando la “Grotta delle Palombe” scoperta qualche secolo piu’ tardi, era il 1823 da Mario Gemmellaro.

Tra il 1670-1680 i nicolositi ebbero il permesso dal principe di Campofranco (vicario del re spagnolo) di ricostruire il paese sul sito originario e nel 1681 con 844 abitanti, Nicolosi finalmente, diventò una comunità autonoma, e con licenza del vescovo Bonadies di Catania, venne edificata alla prima metà del ‘700 la Chiesetta della Madonna delle Grazie, quella della Madonna del Carmelo, e quella di San Giuseppe. Ma il 26 aprile 1766 l’Etna si risvegliò nuovamente con un’altra eruzione che fuoriuscì dai Monti Calcarazzi che minacciò il paese distruggendo il territorio boschivo. Cessata l’eruzione gli abitanti decisero di erigere Tre altarelli visibili anche oggi, dove sotto le tre arcate furono dipinte le immagini della Madonna delle Grazie, di S. Antonio di Padova e di S. Antonio Abate protettori del paese.

Nel XIX secolo il Regno di Napoli dichiarò decaduto il regime feudale e iniziò per il meridione un periodo di grandi innovazioni e per Nicolosi, furono edificate le chiese di S. Francesco di Paola, e la cappella dei ss. Cosma e Damiano. Si costruisce anche un collegio femminile “S.M. della Grazia”.

Risultati immagini per mario gemmellaroMario Gemmellaro, fu uno dei figli più illustri della piccola comunità che promosse ad inizio secolo una serie di innovazioni, introdusse le scuole lancasteriane prima della citta’ di Catania nel 1821 e fece edificare a 2900 metri di quota sull’Etna la “Casa degli Inglesi” (o di Gemmellaro) che tracciava la strada per le future osservazioni sistematiche dell’Etna.

Intorno al 1830 don Alvaro Paternò Castello, principe di Manganelli, Intendente della Val di Catania volle migliorare le vie urbanistiche che dalla citta’ di Catania passavano per Nicolosi arrivando sino all’Etna con gran desiderio di dare un vigoroso impulso dal punto di vista turistico:

« […] Rendere accessibile il nostro Etna agl’illustri forestieri, ed ai dotti scienziati, e viaggiatori che da remotissime contrade muovono a perlustrarlo. Non avrem dunque in Sicilia un solo esempio da contrapporre alle sorprendenti carreggiate delle Alpi, dei Pirenei e della Svizzera? »

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Nicolosi la porta dell’Etna || ETNAexcursionSICILY

Una lapide commemorativa, ancora oggi affissa su uno dei due obelischi posti alla partenza della strada presso Barriera del Bosco, ricorda i lavori di realizzazione nel 1835.

Verso ilperiodo degli anni 1930 il paese ricevette un importante slancio turistico con l’inaugurazione della Via Ferdinandeaoggi denota la Porta dell’Etnadal nome di Ferdinando d’Aragona II che ne ebbe l’idea nel 1837 ma dovette attendere oltre cento anni per essere stata riconsiderata. Fu infatti presa in considerazione dall’amministrazione dall’Avv. V. Lo Giudice che in breve tempo ne studiò i percorsi e i tempi di realizzazione e in soli 3 anni fu urbanizzata.

La strada Ferdinandea era un prolungamento della terminale della provinciale CATANIA-MASCALUCIA-NICOLOSI e proprio da qui si attraversavano i Monti Rossi, i Monti Rinazzi, Monte Sona e Monte Manfré fino a giungere alla Cantoniera dell’Etna a quota 1980. L’opera fu inaugurata dal re Vittorio Emanuele II che a bordo di un’autovettura scoperta la percosse il 21 ottobre 1935innaugurando anche l’antico rifugio alpino ristrutturato per l’occasione. Oggi la via Ferdinandea costituisce la carreggiata principale della SP42 che raggiunto il Piazzale Rifugio Sapienza, scende per arrivare in direzione del paesino di Zafferana Etnea.

Le eruzioni del vulcano Etna non mancarono e nel 1983 un’eruzione durata ben 131 giorni distrusse anche la funivia dell’Etna, oltre a molti ristoranti e attività commerciali. Ma questo stretto legame che il paesino etneo di Nicolosi ha con il vulcano lo si nota anche nello stemma, che spiega il motto che vi si trova contornato da alcuni ramoscelli che circondano un fiore, è la splendida Ginestra Aetnensis, un fiore dal colore giallo che a differenza delle altre ginestre, questa nasce e cresce sul manto lavico.

lava ginestra

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