Piana degli Albanesi

Una colonia albanese in sicilia: Piana degli Albanesi

Alla fine del XV secolo, i turchi ottomani invasero la penisola Balcanica. Molte popolazioni dovettero fuggire e numerosi furono i profughi albanesi che si rifugiarono nelle vicine coste dell’Italia meridionale, fondando nuovi insediamenti rurali.

Gli arbëreshë di Piana degli Albanesi, partirono verso la Sicilia nel 1485 lasciando con rimpianto la madrepatria. All’epoca, grazie all’appoggio della Repubblica di Venezia, che favoriva le migrazioni per ripopolare centri disabitati o colpiti da carestie, riuscirono a raggiungere la Sicilia.

Sbarcati nei pressi diSolunto ex colonia fenicia, (oggi parco archeologico nei pressi di Santa Flavia – PA), per timore di eventuali rappresaglie da parte dei turchi-ottomani, la comunità dovette addentrarsi verso l’interno dell’isola e dopo qualche anno, si fermò nel vasto territorio amministrato dalla mensa arcivescovile di Monreale.

Tra il 1486 e il 1487 la comunità albanese, chiese il diritto di soggiorno nel territorio situato presso la pianura della Fusha, oggi contrada dove si svolgono le attività sportive. L’ambiente si presentava riparato, fertile e ricco d’acqua. Nel 1488 i profughi albanesi, ottennero dal re di Sicilia Giovanni II d’Aragona, il permesso di insediarsi nell’area e di conservare il loro culto. Furono stipulati dal notaio di Altavilla i Capitoli di fondazione il 30 agosto dello stesso anno, e ne seguì la costruzione del più grosso centro albanese dell’isola.
Nicolao Trulenchi (Governatore dell’Arcivescovato e Procuratore Generale del Card. D. Giovanni Borgia), diede loro in concessione i suoi due feudi di Merku e Ainidyngli, e per mantenerne il possesso, la comunità albanese doveva versare la decima parte pagare gli erbaggi di raccolta ogni anno.
Inoltre, si stabilì che entro 3 anni, la comunità doveva costruire le loro abitazioni pagando la somma di 32 onze l’anno alla fine di agosto. A Monreale, gli albanesi erano esortati a macinare il frumento nei mulini della Diocesi (dello Jato e del Malvello), e pagarne le gabelle.

Risultati immagini per monte pizzuta

La comunità sorse d’apprima nei pressi di M.te Pizzuta, ma a causa del clima molto rigido, si spostarono piu’ a valle presso le falde della collinetta Sheshi.

Nella licentia populandi la comunità era  circoscritta come “Nobilis Planae Albanensium Civitas ” denominazione che mutò in “Nobilis Planae Graecorum Albanensium  Civitas “ indicando il rito bizantino-greco professato della popolazione.  Purtroppo erroneamente, nell’uso catastale e abituale delle popolazioni limitrofe siciliane, rimase il nome di Piana dei Greci, data dalla confusione d’identificazione confusa con l’identità greca per via della liturgia professata.
Gli abitanti chiamano la cittadina nella loro lingua: “Hora e Arbëreshëvet”, che significa Città degli Albanesi. Solo il 30 agosto del 1941 il nome del territorio venne modificato in Piana degli Albanesi.

Pamje e Horës së Arbëreshëvet.jpg

Le regioni dell’ Italia meridionale, maggiormente interessate alla diaspora degli albanesi, sono state:
Calabria, Sicilia, Campania, Molise, Puglia e Basilicata.
In Sicilia le zone arbëreshë sono: Piana degli Albanesi, Contessa Entellina, Palazzo Adriano, Mezzo Juso e Santa Cristina Gela.

Percorsi Escursionistici-Naturalistici

In contrada Fusha, un’area pietrosa e ghiaiosa, soprannominata la “spiaggetta”, si svolgono varie attività sportive, quali gare di canoa e canottaggio.

La posizione di Piana degli Albanesi è molto suggestiva grazie a 4 imponenti montagne attorno al Lago artificiale di Piana, e sono:
– Pizzuta, direz. nord-est di notevole interesse per la ricca flora e fauna. Numerosi sono gli itinerari che portano al M.te, si passa dalla Grotta del Garrone, una profonda insenatura costituita da un piccolo ingresso e ampie camere ricche di stalattiti e stalagmiti, e di cui solo l’ultima camera possiede un piccolo laghetto di acqua gelida. La grotta richiama l’attenzione di speleologi, escursionisti, e di esperti in botanica in quanto all’interno si perpetuano felci rare come la lingua cervina e la scolopendria emionitide. Lungo il percorso d’incontrano le Neviere di proprietà del Comune di Palermo, in uso fino ai primi anni del ‘900 dove molti contadini di Piana, salivano sul monte Pizzuta a raccogliere la neve, comprimendola a strati con della paglia per la conservazione. Erano le primitive fabbriche di ghiaccio. a Portella della Ginestra
– Kumeta, direz. sud ovest,
è una montagna rocciosa che preserva numerosi fossili, ricca di muschi e di licheni. Lungo il costone laterale verso Piana, la montagna riporta i segni delle ex-cava di marmo molto pregiate, un esempio di costruzione è quella del primo colonnato della Cattedrale di san Demetrio Megalomartire, con lo stesso marmo con colorazione rosea sono state realizzate le colonne di Palazzo Montecitorio, sede del Parlamento Nazionale a Roma.
Maganoce,
situato a sud-est, presenta un fitto boschetto ed è meta preferita per i cercatori di funghi.
Xeravullti 
direz. nord-est vicino al Mt. Pizzuta, è attraversato dal fiume Gjoni (fiume sotterraneo al paese e che sfocia nel lago di Piana).

Il Lago artificiale di Piana, costituisce, insieme alla lingua, al rito e ai costumi, uno degli elementi-simbolo di Piana degli Albanesi, costruito nel 1923 con uno sbarramento del fiume Belice, è adibito ad uso idropotabile, agricolo e idroelettricoLa diga, costruita tra i monti Maganoce e Kumeta, è stata la prima realizzata in Sicilia ed è del tipo a cavità in muratura di pietrame a secco sistemata a mano. Nel 1999, l’ENEL ha ceduto al WWF un’area del lago di ricca fauna di interesse naturalistica;
migrazione primaverilecodoni, marzaiole e alzavole
presenti tutto l’annol’uccello svasso maggiore, con il suo piumaggio bellissimo nel periodo riproduttivo, e l’airone cenerino.
– in prossimità di ruscellibeccamoscino e l’usignolo di fiume
– in prossimità montuose è possibile ammirare: poiane, gheppi, falchi pellegrini, nibbi, aquile reali e, in periodo di migrazione, anche il maestoso falco pescatore.

Cultura, arte, lingua e tradizioni, Cucina.

La musica degli Arbëreshë di Sicilia, è fortemente legata alla tradizione religiosa in primis, ma anche alle testimoniane profane autoctone, un esempio è quello del canto “O e bukura More costituito da pochi versi, con toni struggenti, esprime il dramma e il dolore di chi è stato costretto ad abbandonare, la terra d’Albania.

La forte identità etnica di Piana degli Albanesi è data anche dalla lingua albanese parlata da tutta la comunità, ed è l’aspetto peculiare dell’identità stessa, con le sue particolarità fonetiche e morfo-sintattiche, appartiene alla variante linguistica albanese toskë diffusa nel sud dell’Albania, oggi è riconosciuta e tutelata dalla legislazione statale (legge 482/1999) e dalle leggi regionali, in ambito amministrativo locale e dalle scuole dell’obbligo quale lingua di minoranza etno-linguistica. I cittadini oggi sono bilingui, in grado di utilizzare l’albanese e l’italiano. La comunità possiede un ampio repertorio orale e scritto di proverbi (fjalë t’urta), modi di dire (fjalë të moçme) e filastrocche (vjershë për fëmijë) di appartenenti alla cultura balcanica.

Religione

Il rito religioso di Piana degli Albanesi, costituisce l’eredità più importante della Chiesa orientale di Bisanzio che si instaurò in sicilia già durante l’Impero Romano d’Oriente, e prima dell’arrivo dei profughi albanesi.
Il rito bizantino, anche detto rito bizantino-greco o rito greco (da quest’ultimo termine si ebbe la confusione del nome di Piana dei Greci), assieme alla lingua albanese e ai costumi tradizionali, costituisce il tratto più importante dell’identità arbëreshe. La forte caratterizzazione si riferisce particolarmente alla modalità, ai simbolismi, alle forme solenni e grandiose delle celebrazioni e delle sacre funzioni. In questo contesto, tutto ha un significato: i gesti, i canti, le processioni, i fiori, i profumi, gli incensi, i colori degli abiti tradizionali, soprattutto se parliamo dei costumi femminili.

Ieri gli abiti, oggi i Costumi.

Grazie al lavoro e alla raccolta di Giuseppe Pitré sul Grand Tour in Italia vi sono diverse testimonianze artistiche sugli abiti dei greco-albanesi, (leggi Il costume e i gioielli di Piana degli Albanesi – Marina La Barbera ) .

Precedente Cannolo Siciliano Successivo Marionette e Pupi siciliani sono la stessa cosa?